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Anziano tenta di violentare la badante, il giornalista ci scherza su!

Giornalismo tossico: tentativo di stupro di un anziano sulla badante diventa atto goliardico.

Anziano tenta di stuprare la badante, ma quasi quasi c’è da sorridere e addirittura congratularsi con lui per “la sua audacia e i suoi ardori alla veneranda età”.

Ecco come descrive la notizia il Corriere dell’Adriatico:

Ottantanove anni e non sentirli”

“La veneranda età evidentemente non ha placato gli ardori di un anziano .”

“Il vecchietto ha manifestato in modo molto esplicito le sue intenzioni verso la signora.”

E si conclude con una chiosa da far rabbrividire: “Per l’audace 89enne vista l’età non c’è ovviamente il rischio del carcere, ma i suoi ardori gli costeranno ora un provvedimento giudiziario per tentata violenza sessuale”.

Articolo del Corriere dell’Adriatico.

Non solo viene giustificato il caro e simpatico “vecchietto”, perché insomma, soddisfare le voglie sessuali è un bisogno e un diritto fondamentale degli uomini, no?

Ma viene anche ammirato e complimentato per la sua audacia, per gli ardori, per la voglia di vivere!

E infine, si fa un bel sospiro di sollievo perché “fortunatamente” non rischia la galera, vista l’età, però poverino, dovrà affrontare un provvedimento giudiziario, per una cosa tanto naturale e giusta come i suoi “ardori”.

Mancava solo scrivere che quella cattivona e insensibile della badante, che l’ha denunciato, poteva farsi una risata e si faceva l’en plein.

Forse non è ancora chiaro che stuprare (o anche solo tentare di stuprare) una donna è un atto criminale, vile, violento. Non c’è nulla di audace, non è un diritto, non è un desiderio o uno sfogo naturale.

Sorridere di un tentativo di stupro, giustificarlo e addirittura ammirarlo è altrettanto vile e criminale.

Non si possono e non si devono accettare tali narrazioni.

Il giornalista che ha scritto questo articolo deve essere denunciato e deve pagare per ciò che ha scritto.

E come lui tutti gli altri che scrivono titoli e testi che velatamente giustificano i carnefici e incolpano le vittime, perché queste narrazioni tossiche sono complici di una mentalità malata, che viene alimentata dal sentire comune che lo stupro non solo non sia grave, ma anzi, è qualcosa di cui divertirsi, di cui vantarsi.

Poi non stupiamoci se dei ragazzi si fanno stampare sulle magliette e prenotano un tavolo in discoteca con slogan che inneggiano allo stupro, non stupiamoci se ci sono politici e personaggi famosi che augurano stupri alle avversarie o alle donne con cui non concordano, e soprattutto non stupiamoci se quegli stupri vengano effettivamente commessi, anche da ragazzini giovani.

È ora di dire basta.

Faremo la segnalazione all’ordine dei giornalisti e non ci fermeremo finché giustizia non sarà fatta.

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