maschilismo Archivi - IHAVEAVOICE https://ihaveavoice.it/tag/maschilismo/ Unite si può! Sun, 20 Nov 2022 09:43:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.5 https://i0.wp.com/ihaveavoice.it/wp-content/uploads/2020/09/cropped-Schermata-2020-09-08-alle-18.16.52.png?fit=32%2C32&ssl=1 maschilismo Archivi - IHAVEAVOICE https://ihaveavoice.it/tag/maschilismo/ 32 32 185760810 L’Effetto Matilda e i meriti delle donne https://ihaveavoice.it/risultato-lavoro-ricerca-scientifica-ottenuto-da-donna-e-invece-attribuito-a-uomo/ https://ihaveavoice.it/risultato-lavoro-ricerca-scientifica-ottenuto-da-donna-e-invece-attribuito-a-uomo/#respond Sun, 20 Nov 2022 09:23:57 +0000 https://ihaveavoice.it/?p=14098 L’Effetto Matilda cancella i meriti delle donne nella ricerca scientifica  Conoscete questo strano effetto?  In campo scientifico i risultati delle ricerche effettuate da donne sono attribuiti agli uomini  L’Effetto Matilda è quel fenomeno per cui, specialmente in campo scientifico, il risultato del lavoro di ricerca compiuto da una donna viene in tutto o in parte […]

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L’Effetto Matilda cancella i meriti delle donne nella ricerca scientifica

 
Conoscete questo strano effetto?
 

In campo scientifico i risultati delle ricerche effettuate da donne sono attribuiti agli uomini

 
L’Effetto Matilda è quel fenomeno per cui, specialmente in campo scientifico, il risultato del lavoro di ricerca compiuto da una donna viene in tutto o in parte attribuito ad un uomo.
 
La prima a descrivere tale effetto è stata la storica della scienza Margaret Rossiter nel 1993. Il nome viene dall’attivista statunitense per il suffragio femminile Matilda Joslyn Gage, autrice di numerosi scritti filosofici.
 
L’evidenza dell’effetto Matilda è arrivata dall’analisi di oltre 1.000 articoli pubblicati nel periodo 1991-2005 su varie riviste scientifiche: i lavori realizzati da scienziate hanno avuto meno citazioni di analoghi lavori realizzati dai colleghi uomini.
 

Il genere dell’autore della ricerca influisce sul merito

 
Il genere dell’autore influisce sulla diffusione del suo lavoro di ricerca e, quindi, sul merito assegnato.
 
Nella storia tantissime scienziate ricevettero questo ingiusto trattamento, tra cui:
 
Rosalind Franklin, che scoprì la doppia elica del DNA, ma il Nobel lo presero solo i colleghi maschi James Dewey Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins.
 
Esther Lederberg, che scoprì due elementi chiave nell’ottenimento del Nobel di suo marito Joshua Lederberg, ma né lui né l’accademia ne riconobbero il merito.
 
– Lise Meitner, che scoprì la fissione nucleare lavorando per trent’anni insieme a Otto Hahn, ma solo lui vinse il premio Nobel, mentre lei venne ignorata.
 
– Susan Jocelyn Bell, che scoprì, con il suo relatore di tesi Antony Hewish, della prima pulsar, ma solo lui fu premiato.
 
– Alice Augusta Ball scoprì il più efficace trattamento disponibile contro la lebbra, ma morì prima di poterlo mettere a punto. Il chimico e presidente dell’Università dove lei conduceva la ricerca pubblicò il risultato a suo nome senza darle credito, dandogli il nome “metodo Dean”.
 
Fortunatamente, Harry T. Hollmann, il dottore con il quale la Ball lavorò, pubblicò un articolo per rimediare all’ingiustizia, accreditando a Ball il lavoro e rinominando il metodo “metodo Ball“.
 

Ad Einstein andarono i meriti delle scoperte della moglie

 
E poi, forse la più messa in ombra di tutte, Mileva Marić, prima moglie di Albert Einstein, collaborò in maniera decisiva alla stesura dei lavori sulla teoria della relatività e pare fosse molto più brava del marito in matematica, ma a lui andarono tutti i meriti e lei restò nelle cronache solo come moglie dello scienziato geniale.
Come loro ci sono state tantissime altre donne, a qualcuna poi la storia ha ridato i giusti meriti (pur senza Nobel e sarebbe bello che l’accademia glieli riconoscesse postumi), ma chissà quante sono rimaste sconosciute, a cui i loro colleghi rubavano le scoperte e i loro contributi sono stati spazzati via dalla storia…
 
Tutte queste grandi scienziate, a cui il maschilismo che ha sempre schiacciato le donne ha reso una grande ingiustizia, noi oggi le vogliamo celebrare, nella speranza che la loro storia venga conosciuta e i loro meriti finalmente riconosciuti.
 
Nel nostro nuovo calendario si celebra anche una grande scienziata, affinché questi esempi siano di ispirazione a tutte le donne! Mancano ancora pochissimi giorni per ordinarlo, hai preso la tua copia? Ordina ora!

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Sessismo e religione: donne e “femmine femministe” https://ihaveavoice.it/sessismo-religione-donne-femministe/ https://ihaveavoice.it/sessismo-religione-donne-femministe/#comments Tue, 06 Apr 2021 10:43:40 +0000 https://ihaveavoice.it/?p=9837 Sessismo e religione: le parole di un parroco maschilista contro le donne femministe. <blockquote>“Presente la<strong> differenza tra donna e femminista</strong>? Ecco, un tempo ci stavano le donne, ora le femmine femministe… le donne si fanno rispettare perché hanno la consapevolezza di se stesse, le femmine femministe sono complessate isteriche”. Questo lo ha detto un parroco. […]

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Sessismo e religione: le parole di un parroco maschilista contro le donne femministe.

“Presente la differenza tra donna e femminista?

Ecco, un tempo ci stavano le donne, ora le femmine femministe… le donne si fanno rispettare perché hanno la consapevolezza di se stesse, le femmine femministe sono complessate isteriche”.

Questo lo ha detto un parroco.

 

Lo ha scritto nei commenti di un post che parlava di catcalling.

 

Pare che, per essere donna, si debba avere la consapevolezza di essere inferiori rispetto all’uomo, di dover stare zitte, di dover servire il pene-dotato di turno.

 

In quel caso sì, siamo donne intelligenti, degne di essere considerate esseri umani.

parroco-maschilista

Sessismo e religione contro il femminismo

 

Se invece osiamo avere le nostre opinioni, senza essere indottrinate, se osiamo chiedere i nostri diritti, voler avere pari opportunità rispetto all’uomo, magari anche non essere stuprate e uccise, allora siamo “femmine”, alla stregua di animali.

 

E badate bene, non semplici femmine, ma femmine “complessate e isteriche”.

 

Ma guarda un po’, quasi come le streghe che nel Medioevo venivano bruciate.

 

Oppure come le donne che fino a non molti anni fa venivano rinchiuse nei manicomi perché avevano una personalità che non fosse paragonabile a quella di uno zerbino.

E la conversazione va avanti, gli si fa notare che le tanto isteriche e complessate femministe lottano anche contro la pedofilia e là il “sant’uomo” batte in ritirata cancellando lesto il commento.

 

Chissà come mai… solo le isteriche complessate possono pensare che la pedofilia sia una brutta cosa, o no?

 

Come funziona in questo caso?

Illuminateci, illustrissimi.

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Sessismo e religione: ai bambini si insegna che la donna è colpevole

 

Del resto, cosa ci possiamo aspettare da chi insegna da millenni che la donna è colpevole, che si deve vergognare, mentre l’uomo è giusto, è vita, è speranza?

 

Questo è ciò che è scritto in un libro di religione, per la scuola primaria.

Adamo è vestito di verde, il colore della vita e della speranza. Eva ha le mani coperte in segno di vergogna.

E poi ci chiediamo perché nel 2021 c’è ancora tanto sessismo in Italia?

Perché le donne continuano ad essere discriminate, abusate, colpevolizzate anche quando sono vittime?

Beh, magari se smettessimo di insegnarlo fin dalle elementari e se certi elementi non facessero prediche, probabilmente cariche di sessismo, nelle chiese, allora, forse, non saremmo ancora fermi al Medioevo sotto tanti punti di vista, per quel che riguarda i diritti delle donne.

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molestie in chat e mascolinità tossica https://ihaveavoice.it/molestie-in-chat-mascolinita-tossica/ https://ihaveavoice.it/molestie-in-chat-mascolinita-tossica/#respond Wed, 24 Mar 2021 12:44:45 +0000 https://ihaveavoice.it/?p=9561 Molestie in chat: un fenomeno con radici culturali maschiliste e misogine. Molestie in chat e foto di membri maschili non richieste. Ecco qualche esempio in una chat inviataci da una nostra lettrice.   “Se sei acida prendi un po’ di c@zz*”   “Sei un cess*”   “Mettilo in bocca e s#cchi@”   “Con mezze donne […]

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Molestie in chat: un fenomeno con radici culturali maschiliste e misogine.

Molestie in chat e foto di membri maschili non richieste.

Ecco qualche esempio in una chat inviataci da una nostra lettrice.

 

“Se sei acida prendi un po’ di c@zz*”

 

“Sei un cess*”

 

“Mettilo in bocca e s#cchi@”

 

“Con mezze donne come te ne faccio tre senza toglierlo”

 

“Chissà in quanti ti usano tipo clinex usa e getta”

 

Insulti su insulti, seguiti poi dall’immancabile foto del pene.

 

Tutto questo perché?

 

Per opinioni differenti su come gestire i gatti.

 

Da sottolineare che non esistono motivazioni per giustificare questo schifo, ma tanto più banale è la ragione che scatena questa aggressione verbale, tanto più si qualifica la bassezza morale e lo squallore di questo comportamento.

Molestie in chat: l’ostentazione della virilità attraverso l’immagine del pene

Questa chat è l’emblema della mascolinità tossica più disgustosa con cui probabilmente ogni donna ha avuto a che fare almeno una volta nella propria vita, spesso solo per aver rifiutato, magari anche educatamente le avance di un uomo o, semplicemente, per avere una opinione diversa.

Abbiamo tutto: molestia sessuale, slut shaming, body shaming, ostentazione della propria mascolinità attraverso l’immagine del proprio membro.

Tra l’altro, diciamolo chiaramente, tutto questo è dovuto alla convinzione di molti uomini di essere superdotati, con la conseguenza che noi donne dobbiamo portare loro rispetto per la misura del loro pene.

Questa è la base della presunta “supremazia” dell’uomo, anche quando le misure sono normalissime e non c’è proprio niente da vantarsi.

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Molestie in chat: la cultura fallocentrica del patriarcato

 

Alla base di questi comportamenti molesti vi è:

 

  1. la convinzione che il pene maschile in generale sia una cosa da venerare. No, non lo è. È una parte del corpo come tutte le altre. Motivo per cui, le donne, non avendolo, sono ritenute inferiori rispetto all’uomo.
  2. l’egocentrismo di pensare che il proprio pene sia qualcosa di speciale, la tipica gara a chi ce l’ha più grande. Basta questa idea a giustificare ogni comportamento, anche quelli più aggressivi e squallidi.

Ho il pene? Sono superiore a chi non ce l’ha.

 

Ho il pene grande (anche se magari è normale)? Sono il dio supremo ed ho il potere di vita e di morte su di chi non ce l’ha o ce l’ha più piccolo.

 

Queste sono le radici su cui si fonda il patriarcato. Questa è l’idea malata è che deve essere assolutamente estirpata.

 

Bisogna eliminare per sempre il concetto che avere il pene sia una forma di potere e di superiorità.

 

Perché non solo non lo è, anzi, chiunque ne sia convinto dimostra chiaramente una inferiorità intellettiva, culturale ed emotiva, potenzialmente pericolosa.

 

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Se Sanremo fosse al femminile: Amadea e Fiorella https://ihaveavoice.it/amedea-fiorella-femminile-sanremo/ https://ihaveavoice.it/amedea-fiorella-femminile-sanremo/#respond Sun, 07 Mar 2021 17:20:25 +0000 https://ihaveavoice.it/?p=8860 sanremo al femminile: i ruoli si ribaltano. Cosa succederebbe se <strong>Sanremo</strong> fosse al <strong>femminile</strong>? Immaginatevi due donne, sui <strong>60 anni</strong>, con le famigerate <strong>rughe</strong> in faccia, i capelli <strong>brizzolati</strong> e magari un <strong>nasone</strong>, non proprio alla francesina. Immaginatevele in un <strong>palco</strong> importante, ammirate da <strong>milioni di persone</strong>.  Poi immaginatevi che di tanto in tanto, queste donne un po' […]

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sanremo al femminile: i ruoli si ribaltano.

Cosa succederebbe se Sanremo fosse al femminile?
 
Immaginatevi due donne, sui 60 anni, con le famigerate rughe in faccia, i capelli brizzolati e magari un nasone, non proprio alla francesina.
 
Immaginatevele in un palco importante, ammirate da milioni di persone
 
Poi immaginatevi che di tanto in tanto, queste donne un po’ âgée  e non perfettamente rappresentanti il canone estetico imposto dalla società, invitino su quel palco dei 25enni, che quel canone estetico invece lo incarnano a meraviglia: giovani, belli, muscolosi, vestiti in abiti succinti in modo da mettere in risalto quei bicipiti e addominali perfetti.
 
 

Se Sanremo fosse al femminile: l’accompagnamento

 
Questi bei giovincelli arrivano, cantano, ballano, magari dicono anche qualcosa di interessante, e poi escono dalla scena, per lasciare spazio al prossimo maschietto di accompagnamento, invitato sempre a piacimento delle due conduttrici donne.
 
Sanremo al femminile: l'accompagnamento

Se Sanremo fosse al femminile: il marito trofeo

Poi immaginate che una di quelle donne che comandano su quel palco si sia sposata con uno di quei maschietti tanto belli, magari quando faceva da valletto sculettando davanti a lei mezzo nudo.

Così lei lo sposa e, nonostante lui non abbia nessunissima capacità di condurre un programma, lo mette lo stesso a presentarne uno importante, collegato al suo.

Sanremo al femminile: il marito trofeo

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 Se Sanremo fosse al femminile: la direttrice d’orchestra

 

Poi immaginate che arrivi finalmente un uomo bravo, di talento, che è riuscito a farsi strada in un campo dominato solo da donne, ma quando è arrivato il momento di complimentarsi per i suoi meriti, lui dica che vuole essere chiamato DIRETTRICE d’orchestra, perché si sa, direttore essendo al maschile è meno prestigioso.

Sanremo al femminile: la direttrice d'orchestra

 Se Sanremo fosse al femminile: la violenza sugli uomini

 

Poi però un contentino a questi uomini vuoi non darlo?

Ce ne sono alcuni che rompono insistentemente perché vogliono la parità sul lavoro e magari non essere ammazzati ogni 3 giorni da una donna e allora ma sì, dai, facciamo dire al cantante bravo una frasetta contro la violenza sugli uomini, portando sul palco dei mocassini rossi: 5 minuti di gloria anche ai maschilisti.

Sanremo al femminile: la violenza sugli uomini

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Se Sanremo fosse al femminile: uomini ribelli

E poi giusto per dargli un altro contentino, le due donne decidono di invitare un altro uomo, un giornalista, che fa un discorso non ben definito, dove blatera di aria fritta, gettando qua e là qualche parola tipo “diritti” e “uomini ribelli”, e poi diciamo che quella è una puntata dedicata tutta agli uomini, così sono contenti e non rompono più.

Sanremo al femminile: uomini ribelli
 
Ecco, signore e signori, questo è il matriarcato: le donne si tengono strette il loro potere, quello vero, e danno qualche contentino agli uomini, purché siano giovani e belli, purché se li siano sposati dopo aver sculettato, purché dicano che le professioni sono valide solo se al femminile, purché facciano discorsi che non vanno da nessuna parte o che almeno siano brevissimi.
 
E intanto le donne decidono chi fa cosa, guadagnano di più, possono permettersi di invecchiare e di essere bruttine, ché tanto è l’uomo quello che passati i 30 anni è da buttare e sia mai che abbia un kg in più o un capello bianco o una ruga… al massimo salviamo quelli che hanno una bella voce, ma solo perché il festival è seguito da tante persone anziane, altrimenti si eliminano pure quelli!

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“Baby influencer sexy”: ecco i social https://ihaveavoice.it/baby-influencer-sexy-ecco-i-social/ https://ihaveavoice.it/baby-influencer-sexy-ecco-i-social/#comments Wed, 27 Jan 2021 12:48:22 +0000 https://ihaveavoice.it/?p=7603 Le “baby influencer”: il maschilismo che colpisce anche le bambine <strong>Hanno 3, 9 e 12 anni e sono “baby influencer gestiste dalle madri.”</strong> Abbigliamenti e pose troppo sexy per la loro età, sguardi ammiccanti, il tutto per attirare like da una maggioranza uomini adulti, anche stranieri, che commentano scrivendo “hot” (sexy), o peggio: “Che tette […]

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Le "baby influencer": il maschilismo che colpisce anche le bambine

Hanno 3, 9 e 12 anni e sono “baby influencer gestiste dalle madri.”

Abbigliamenti e pose troppo sexy per la loro età, sguardi ammiccanti, il tutto per attirare like da una maggioranza uomini adulti, anche stranieri, che commentano scrivendo “hot” (sexy), o peggio: “Che tette che fisico, voglio fare sesso con te” o “Tra un paio di anni sarà nel cast di Rocco”. Oppure commenti di ragazzine che si sentono brutte, non vedendosi come loro, giusto per iniziare fin da giovanissime a convincersi che il nostro corpo non va bene, se non ci omologhiamo ai canoni.

Madri “manager” delle figlie, ancora bambine, che le truccano, le vestono con abitini succinti, le mettono nelle tipiche pose sessualizzate e oggettificate per il piacere del maschio, e le immortalano il tutto nella spasmodica ricerca di visibilità, magari per guadagnare qualche soldo sponsorizzando qualche prodotto di serie b o qualche negozio di periferia.

Ma alcune, pare, famose ci diventano davvero e guadagnano pure, e giù di abiti firmatissimi, barche, e forse, chissà, qualche imbottitura per aiutare le curve che si stanno formando, oppure già un salto dal chirurgo, sia mai non essere sufficientemente arrapanti a 12 anni.

E no, non lo si fa spinti dalla disperazione di guadarsi da mangiare, ma per l’egocentrismo, per la vanità, per il nulla cosmico dettato dai social e dai vari “influencer” che li popolano, il tutto condito con la mentalità patriarcale che dà valore alla donna se e solo sé incarna i dettami di bellezza e soprattutto di sensualità che servono ad arrapare gli uomini.

 

E, per la cronaca, esistono anche “baby influencer” maschi, con gli account gestiti dai genitori, che hanno milioni di followers e guadagnano molto bene, e sapete quali sono i contenuti pubblicati sui social di questi bambini? Semplice: loro che giocano! Nessuna posa ammiccante, nessun truppo o abitino succinto, niente di niente. Solo bambini felici che fanno quello che tutti i bambini dovrebbero fare: giocare!

Le differenze tra bambine e bambini:

E quindi, se i bambini possono giocare senza essere sexy, perché le bambine no?

Perché la società in cui viviamo è profondamente maschilista.


Un maschilismo interiorizzato con cui ogni donna è costretta a crescere fin da piccolissima. Basta guardarsi intorno, sui cartelloni pubblicitari, alla televisione, sui social: la donna deve seguire un determinato modello estetico e comportamentale o non esiste. Non le viene dato spazio. In tutto ciò dove serve intelligenza e competenza, le donne spariscono e c’è solo spazio per gli uomini. Quelle poche che sono presenti, hanno un ruolo di serie B o sono comunque giudicate per il loro aspetto fisico, prima che per i loro meriti professionali.


Ed ecco il risultato: non solo ogni donna deve avere a che fare con questa mentalità, ed è completamente schiacciata se vuole farsi valere per il suo cervello, ma addirittura le madri insegnano questo alle figlie, rendendole piccoli oggetti per il piacere dello sguardo maschile perverso.


E ricordiamolo ancora una volta: l’Italia ha il primato mondiale per turismi sessuale minorile, con ben 80.000 uomini che pagano bambine anche piccolissime in cambio di sesso, nei paesi più poveri.

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I rischi  che si corrono caricando le foto sui social media:

Quindi no, questi “followers” pronti a mettere cuori e faccine ammirate sotto le foto di queste bambine “sexy” non sono in buona fede. Care madri in cerca di notorietà usando il corpo delle vostre figlie, sappiate che le foto delle vostre figlie in internet sono alla mercé dei pedofili.

 

 

E se questo non fosse abbastanza per inorridire, sappiate che condannate le vostre figlie alla superficialità, alla vanità, all’egocentrismo, insomma alla morte dell’anima e della mente.

 

 

E no, non è empowerment femminile mettere il proprio corpo in mostra per qualche like e qualche soldo. Il vero empowerment è altro: è coraggio, intelligenza, valori, umanità.

 

 

Abbiamo un estremo bisogno di nuovi modelli da seguire per le donne, dobbiamo esaltare chi incarna qualità vere, non un corpo da bambola sexy e niente più di questo.

 

 

E soprattutto, abbiamo bisogno di dare dignità alla donna in quando essere umano e smettere di sessualizzarla ad ogni età.

Vedi la continuazione QUI (Minacce e insulti dai genitori delle “baby influencer”) e QUI (“Baby influencer”: le prove e altre minacce)

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Femminile delle professioni e sessismo https://ihaveavoice.it/femminile-professioni-sessismo/ https://ihaveavoice.it/femminile-professioni-sessismo/#respond Mon, 11 Jan 2021 16:28:51 +0000 https://ihaveavoice.it/?p=6673 Gli attacchi sessisti all’importanza della parità di genere anche nel linguaggio. La settimana scorsa il deputato pastore Emanuel Cleaver, al Congresso americano, ha chiuso il suo discorso dicendo <em>«Amen and A-woman»</em>, un errore in nome dell'uguaglianza di genere, dovuto però al fatto che lui non conoscesse il significato della parola “Amen”, ma questo non dovrebbe […]

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Gli attacchi sessisti all'importanza della parità di genere anche nel linguaggio.

La settimana scorsa il deputato pastore Emanuel Cleaver, al Congresso americano, ha chiuso il suo discorso dicendo «Amen and A-woman», un errore in nome dell’uguaglianza di genere, dovuto però al fatto che lui non conoscesse il significato della parola “Amen”, ma questo non dovrebbe sminuire l’importanza di riconoscere i ruoli al femminile.

 

In Italia, purtroppo, invece di considerare il fatto per ciò che era, ossia ignoranza sul significato di “Amen”, si è subito attaccato l’idea di declinare le professioni al femminile.

 

Ed è qui che Roberto Parodi, che si definisce “Scrittore, giornalista, conduttore TV”, inizia ad attaccare chi vuole usare le professioni al femminile, definendolo: “neologismi francamente ridicoli… ondata di imbecillità dilagante… ecc.” 

 

Al che io gli ho commentato: “Il fatto che amen sia stato usato in modo inappropriato, non vuol dire che il femminile delle professioni, peraltro previsto e accettato dall’Accademia della Crusca, non sia giusto.

 

E questo video dimostra la tua ignoranza sui temi di parità di genere e anche di grammatica italiana.

P. S. “Ultimamente fai video sempre più sessisti, sarebbe ora di evolversi.”

 

E da lì si sono scatenati i vari maschilisti frustrati con commenti del tenore di:

“Ma va a c@gher”

“Sarebbe pure ora che vi toglieste la scopa dal c*lo”. 

“Ma vaf@ngul”

 

Quello che si crede un sapientone, ma è solo un povero ignorante che evidentemente un libro di grammatica non l’ha mai letto: “Un bel zero in grammatica, insieme a i compari Boldrini &co ci sta tutto.”

 

Il solito cliché penoso: “vediamo se indovino: hai una dozzina di gatti in casa e i capelli viola…”

L’immancabile “ma fatti una risata.”

 

Ed infine lui, Roberto Parodi, che si vanta di essere sessista.

 

La cosa più deprimente è che ci sono state anche delle donne che mi hanno attaccato, anche loro dimostrando una triste, quanto penosa, ignoranza, e hanno applaudito e messo il like a Parodi, per la sua squallida frase in cui si vanta di essere sessista.

 

Le regole della grammatica italiana e l’opinione dell’Accademia della Crusca:

Ebbene, innanzitutto è doveroso far chiarezza sulla grammatica italiana, perché pare che a molti sfuggano le regole base:

 

1. Esistono da sempre lavori declinati al maschile o al femminile, cameriere/a, cuoco/a, dottore/ssa, ecc.

2. Ci sono forme che finiscono con a, ma il genere si capisce dall’articolo, il/la giornalista, il/la commercialista, il/la dentista, ecc. 

3. Dove non è possibile capire il genere dall’articolo si dovrebbe declinare la mansione a seconda del genere, es. La maestrA/ il maestrO. 

4. Poiché non si può dire lA ministrO è giusto dire lA ministrA. 

5. Alcune forme al femminile sono sempre state usate nella letteratura (ad esempio “mediche” femminile di “medici” usata dal Boccaccio) andate in disuso nella quotidianità perchè alle donne è stata tolta ogni possibilità di emancipazione.

 

E questo non lo dicono solo le femministe, ma lo dice la GRAMMATICA ITALIANA. 

 

E nello specifico, questo è quello che dice l’Accademia della Crusca su questo tema:

“Le risposte più frequenti adducono l’incertezza di fronte all’uso di forme femminili nuove rispetto a quelle tradizionali maschili (è il caso di ingegnera), la presunta bruttezza delle nuove forme, o la convinzione che la forma maschile possa essere usata tranquillamente anche in riferimento alle donne. Ma non è vero, perché maestra, infermiera, modella, cuoca, nuotatrice, ecc. non suscitano alcuna obiezione: anzi, nessuno definirebbe mai Federica Pellegrini nuotatore. Le resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per molti titoli professionali o ruoli istituzionali ricoperti da donne sembrano poggiare su ragioni di tipo linguistico, ma in realtà sono, celatamente, di tipo culturale; mentre le ragioni di chi lo sostiene sono apertamente culturali e, al tempo stesso, fondatamente linguistiche.”

 

Lo ripeto: “Le resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per molti titoli professionali…in realtà sono, celatamente, di tipo culturale” ossia sono SESSISTE.

Al di là dell’ignoranza e arroganza di questi individui, ahimè, alcune donne comprese, la cosa che più ritengo vergognosa è di come uno “scrittore, giornalista, conduttore TV” si creda nel giusto, o peggio, si vanti di essere sessista.

 

Essere sessista non è un vanto, non è una cosa da ganzi, da machi, da uomini alfa. 

 

Essere sessista è una vergogna, è una cosa da incivili, da irrispettosi, da stupidi, da ignoranti.

 

Ed è ora che essere sessisti sia condannato da tutti, uomini e soprattutto donne.

 

Non è possibile che delle donne applaudano chi si chiara fieramente sessista.

 

È ora di risvegliare le coscienze, di far capire che le donne vanno rispettate, che siamo alla pari di qualsiasi uomo e anche meglio di più di qualcuno.

 

Quindi, caro “scrittore, giornalista, conduttore TV”, intanto studiati le regole dell’Accademia della Crusca, perché mi sa che qualche lezione l’hai saltata, e poi inizia a rispettare le donne e a vergognarti di essere sessista.

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Risponde ad un annuncio per macellaio: risposta sessista https://ihaveavoice.it/risposta-annuncio-lavoro-sessismo/ https://ihaveavoice.it/risposta-annuncio-lavoro-sessismo/#respond Sat, 05 Dec 2020 19:18:00 +0000 https://ihaveavoice.it/?p=5371 Dipendente di un supermercato rifiuta e denigra una donna che aveva risposto a un annuncio di lavoro. Una donna risponde ad un annuncio di lavoro per macellaio in una catena di supermercati.   L’operatore che risponde le fa notare in modo sgarbato che cercano un “macellaio”, sottolineando maschio e non femmina.   Lei risponde educatamente […]

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Dipendente di un supermercato rifiuta e denigra una donna che aveva risposto a un annuncio di lavoro.

Una donna risponde ad un annuncio di lavoro per macellaio in una catena di supermercati.

 

L’operatore che risponde le fa notare in modo sgarbato che cercano un “macellaio”, sottolineando maschio e non femmina.

 

Lei risponde educatamente che sapeva maneggiare la carne e lui fa un’allusione sessista spregevole, chiedendo: “Salsiccia?”

 

Lei fa un post lamentandosi dell’accaduto e, probabilmente lo stesso operatore, risponde che “Salsiccia?” è una domanda che va fatta in automatico ai candidati senza esperienza, in un penoso tentativo di salvarsi, credendosi evidentemente più intelligente della donna, giusto perché la prima denigrazione non era sufficiente.

Fortunatamente la Carrefour prende le distanze dall’accaduto e spero che il signore abbia ciò che merita.

 

La cosa deprimente è che anche oggi, in Italia, un maschilista si è alzato e ha denigrato una donna sentendosi in diritto di farlo.

Risposta ufficiale Carrefour

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Olivia vuole giocare a calcio ma viene rifiutata perchè “femmina” https://ihaveavoice.it/bambina-calcio-parita-di-genere/ https://ihaveavoice.it/bambina-calcio-parita-di-genere/#respond Fri, 04 Dec 2020 21:27:52 +0000 https://ihaveavoice.it/?p=5363 A 7 anni viene rifiutata dalla squadra di calcio perchè è una bambina. Lei è Olivia, ha 7 anni e vuole giocare a calcio. Vuole ma non può. Viene lasciata fuori dal campo sportivo comunale di Trastevere, a guardare i compagni che giocano, mentre lei non può perché il calcio “non è un gioco da […]

Olivia vuole giocare a calcio ma viene rifiutata perchè “femmina” - IHAVEAVOICE - Unite si può!

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A 7 anni viene rifiutata dalla squadra di calcio perchè è una bambina.

Lei è Olivia, ha 7 anni e vuole giocare a calcio.


Vuole ma non può.


Viene lasciata fuori dal campo sportivo comunale di Trastevere, a guardare i compagni che giocano, mentre lei non può perché il calcio “non è un gioco da ragazze”.


La motivazione ufficiale è stata: “Stare con soli maschietti, unica bambina, sarebbe per lei diseducativo”.


Questo dopo che, appena qualche giorno fa, Sara Gama, calciatrice e capitana della nazionale italiana, è stata eletta vice presidente dell’associazione Calciatori (e Calciatrici).

E solo due giorni dopo, Stephanie Frappart è diventata la prima arbitra di una partita di Champions League maschile.


Ma c’è qualcuno che ancora non ha capito che il calcio non è un’esclusiva maschile. Il calcio è uno sport per tutti, sì, anche per le donne.

E di donne bravissime ce ne sono molte, basta lasciar loro l’opportunità di giocare.

Le giocatrici della nazionale si sono allertate per sostenere questa bambina e lo facciamo anche noi.


Cari dirigenti del campo sportivo comunale di Trastevere, aggiornatevi al 2020, le donne possono fare tutto: fate giocare Olivia e insegnate ai maschietti il rispetto per le bambine.


Così è fatto un mondo che si evolve in modo etico ed equo.


Tra pochissimi giorni finalmente uscirà il mio primo libro che parla proprio di questo. È per bambini, ma fa bene anche agli adulti. Chissà che certa gente capisca finalmente qualcosa!

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Misoginia nei social e oggetti preferiti alle donne https://ihaveavoice.it/misoginia-nei-social/ https://ihaveavoice.it/misoginia-nei-social/#respond Thu, 03 Dec 2020 14:09:55 +0000 https://ihaveavoice.it/?p=5341 Commenti con insulti maschilisti e misogini: “una bambola di plastica è meglio di una donna”. Ieri abbiamo parlato di un uomo che ha sposato la sua bambola di plastica (<u><b><a href="https://ihaveavoice.it/sposa-una-bambola-gonfiabile-donne-oggettivazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">QUI</a></b></u>) e, in particolar modo, di come hanno accolto la notizia i social e la stampa, di fatto normalizzando la cosa e, […]

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Commenti con insulti maschilisti e misogini: "una bambola di plastica è meglio di una donna".

Ieri abbiamo parlato di un uomo che ha sposato la sua bambola di plastica (QUI) e, in particolar modo, di come hanno accolto la notizia i social e la stampa, di fatto normalizzando la cosa e, di riflesso, dando il messaggio che una donna sia veramente equiparabile ad un oggetto.


A parte il fatto che come al solito parecchia gente non ha capito il punto del post, ci sono arrivati centinaia di insulti soprattutto in Instagram.

Tra alcuni commenti, come immaginavo, sono arrivati anche quelli degli uomini che hanno sottolineato il fatto che una bambola di plastica sia meglio di una donna perché: 


  • è più bella
  • non pretende niente
  • non polemizza
  • non rompe le p@lle
  • non frigna
  • in caso di divorzio non si deve pagare.
E no, non sono battute.

Questo è il modo di ragionare di alcuni uomini, che davvero vogliono le donne come esseri a loro disposizione privi di volontà e sono infastiditi da donne che ragionano e magari hanno idee diverse dalle loro e magari vogliono pure essere rispettate.


Il pensiero misogino e maschilista veicolato dai media:

E questi pensieri sono portati avanti dai media, dai social, dai porno. Ovunque ci giriamo c’è una comunicazione rivolta soprattutto ai ragazzi più giovani che lancia questo tipo di messaggi.


Me ne accorgo non solo visitando le pagine di meme maschiliste che popolano i social, ma anche dai continui attacchi su Instagram da parte di orde di ragazzini minorenni, che non sanno nemmeno scrivere in italiano correttamente, ma si prodigano a insultare con una cattiveria ed arroganza disgustose ed inaudite.


Orde di ragazzini che saranno gli uomini di domani.


E no, non sono casi isolati, sono migliaia, che fanno branco e si danno forza a vicenda.

Poi non stupiamoci degli stupri di gruppo da parte di minorenni contro le loro coetanee.


Finché la base comunicativa rivolta ai giovani è questa, questi saranno i risultati.

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