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catcalling e molestie: cronache di sessismo quotidiano

Catcalling e molestie sono esperienze che quasi ogni donna è costretta a subire almeno una volta nella vita.

Catcalling e molestie raccontati da Laura Bates: un fenomeno che inizia già quando siamo bambine

“Quando avevo 5 anni, un uomo si è sporto oltre il muretto di cinta e mi ha chiesto se facevo una capriola così poteva vedere le mie mutandine.”

“A 6 anni stavo facendo la damigella a un matrimonio, mi sono tolta il maglioncino durante il pranzo e mi sono sentita fischiare dagli uomini adulti vicino. L’ho rimesso subito.”

“Mi sono sentita dire da un compagno di s#cchiargli il pisell*. Avevamo 8 anni e suo padre si mise a ridere.”

“Anche prima dei nove anni mi sono sentita dire che sentirmi fischiare, suonare il clacson, molestare per strada dovevo prenderli come complimenti.”

“Quando avevo dieci anni, il mio vicino cinquantenne mi disse che voleva essere il primo a sapere quando avrei cominciato a sviluppare il seno.”

“A 11 anni, uno dei nostri insegnanti ha organizzato un concorso di bellezza, chiedendo ai ragazzi di votare le ragazze e mettendoci in classifica sulla lavagna.”

“A 12 anni ero al fast-food e un ragazzo mi ha dato un biglietto con una scrittura penosa ma che diceva abbastanza chiaramente «te vojo sc*pà».”

“Mi sento dire che sono carina e mi chiede l’età: 14. A quel punto mi chiede di sederglisi sulle gambe.

“Degli uomini mi hanno urlato dal finestrino «Escile, t*oia del c***o!» Avevo 15 anni.”

“A 16 anni un ragazzo mi butta dentro uno sgabuzzino, dice che «vuole conoscermi» e non voleva lasciarmi andare. Riesco a divincolarmi, mi sono sentita dire che sono una che provoca.”

“Lavoravo in un bar a 18 anni, stavo raccogliendo bicchieri, un uomo aspetta che abbia entrambe le mani occupate e mi agguanta il seno da dietro.”

Queste testimonianze sono tratte dal libro Everyday Sexism, di Laura Bates.

Libro Everyday Sexism di Laura Bates

Catcalling e molestie come espressione del dominio maschile sulle donne

 

Sono esperienze che quasi ogni donna ha dovuto subire almeno una volta nella vita, e probabilmente anche centinaia di simili nell’arco della vita.

In questi giorni ho letto di tutto sul catcalling, tantissimi uomini che lo difendevano come un loro diritto di “corteggiare”.

Ricordiamoci però che questi approcci non hanno mai la vera finalità di conquistare una ragazza, ma piuttosto di renderla un oggetto sessuale, su cui l’uomo vuole dimostrare il proprio dominio.

Quei fischi, “apprezzamenti” spesso volgari e soprattutto le frasi sconce, non sono mai fatte per conoscere il nome o il numero di telefono della donna, sono fini a se stessi, proprio per oggettificarla.

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Catcalling e molestie: fenomeni sminuiti anche da molte donne

Ho visto dire che le donne si lamentano di catcalling solo se l’uomo è brutto e povero, ma se è ricco è bello sono contente.

No, se Brad Pitt in Ferrari fischia e dice “Abbonaaa, guarda che cul*, te sf*nderei” non diventa corteggiamento, rimane molestia perché non siamo animali da monta.

Un complimento è fatto in modo educato, senza volgarità, e se l’occasione lo permette, altrimenti è infastidire e pretendere di entrare nella vita altrui senza permesso.

Alcune delle critiche peggiori al contrasto del catcalling sono arrivate proprio da donne.

Ho letto che alcune sono felici di ricevere queste “attenzioni”.

Peccato però che non si rendano conto che non sono veri complimenti, ma un modo per dimostrare di essere cacciatori e la donna una preda.

Tant’è vero che sono fatti per lo più quando la donna è sola e soprattutto molto giovane, mentre gli uomini che lo fanno sono spesso in gruppo, per ridersela con gli amici.

Ho visto dire che le donne che si lamentano del catcalling lo fanno perché sono brutte e sono invidiose di non ricevere attenzioni.

Peccato che spesso gli uomini urlano dietro alle donne senza nemmeno guardarle in faccia, perché appunto, non è corteggiamento, ma una vera e propria molestia sessista e la bellezza, spesso, non c’entra nulla.

Infine ho visto dire che le donne devono imparare a farsi una risata o a rispondere a dovere, senza fare tante polemiche. E ancora una volta si deresponsabilizzano gli uomini, pensando che loro abbiano il diritto di fare ciò che vogliono perché è la loro “natura” e si dà tutta la colpa alle donne, perché è un loro dovere difendersi o, peggio, accettare divertite e accondiscendenti.

 

 

Alla base del Catcalling c’è la mentalità sessista

 

Questa mentalità è la stessa che colpevolizza le donne in caso di stupro o femminicidio: perché è andata a quella festa e ha bevuto? Doveva stare attenta! Perché non ha lasciato il compagno, non si era accorta che era violento?

Questa è la mentalità sessista che permea l’Italia da sempre, è talmente instillata nella mente che anche le donne stesse sono convinte che certe molestie non solo siano giustificabili, ma gradite.

Ed è questa la mentalità che dobbiamo cambiare.

 
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