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io non ci credo: francesco ciarrocchi accusato di stupro

Io non ci credo: Francesco Ciarrocchi difeso sul web dopo le accuse di violenza sessuale a Teramo.

Io non ci credo: giornalisti in difesa dei carnefici

 

Un noto ginecologo e politico di Teramo, Francesco Ciarrocchi, è stato messo agli arresti domiciliari, dopo sei mesi di indagini, con l’accusa di stupro.

 

Arriva l‘indignazione dei cittadini.

 

Per il crimine ignobile, penserete voi, giusto?

 

E invece no.

 

L’indignazione è a favore dell’uomo, con tanto di articoli di un “giornalista” che fa un’accorata difesa, sostenendo che non sia possibile che il suo “amico” abbia potuto commettere un simile reato sulla base del fatto che lui lo conosce bene e sa che non lo farebbe mai.

 

Certo, lui lo conosce, lui sa. Figuriamoci.

 

Sei mesi di indagini, con registrazioni, prove e controprove, ma lui sa.

 

Perché sono amici.

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Io non ci credo: la cultura del victim-blaming

 

E i commenti di tantissimi cittadini, sui social, sono tutti dello stesso tenore, addirittura donne che testimoniano la sua bravura, umanità, vite salvate, ecc.

 

Un coro da stadio in difesa di lui e di conseguenza contro la donna che secondo i commentatori sarebbe una bugiarda, manovrata dalle opposizioni politiche, forse mossa da vendetta.

 

Addirittura l’hashtag #iononcicredo.

 

Tutto ciò, ripeto, nonostante ci siano prove schiaccianti a suo carico, registrazioni dove ammette di averlo fatto, definiti dal giudice come “indizi gravi, precisi e concordanti”, ma questo non è sufficiente.

 

Pare inoltre che ci sia un’indagine intorno all’accusato che coinvolgerebbe molte altre donne che, grazie alla denuncia della donna, hanno avuto il coraggio di denunciare anche loro.

Questi sono alcuni dei commenti in favore di Francesco Ciarrocchi. Molti altri, ben più feroci e cattivi nei confronti della donna, sono stati cancellati dopo le polemiche.

 

Io non ci credo: quando una donna denuncia è sola contro tutti

 

Sì, perché ci vuole coraggio, in Italia, a denunciare il potente di turno.

 

Ci vuole coraggio a mettersi nella gogna mediatica, ad essere accusate di mentire, di farlo per interesse personale, di non essere vittime ma carnefici.

 

E questa è ancora l’Italia del 2021.

 

Un’operazione mediatica dai subdoli risvolti intimidatori, che chiude la bocca alle donne vittime di violenza.

 

Come potrà mai una donna avere ancora il coraggio di denunciare un uomo potente e in vista, con la paura di finire in pasto ad una folla inferocita?

 

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