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Il fallimento di (un certo) femminismo

quando le donne si boicottano: quello che il femminismo non deve essere.

Il fallimento di (un certo) femminismo.


Scrivo questo articolo con ancora più sofferenza di quello degli insulti per le tazze (non ho pianto, però!).


Ieri, domenica 15 novembre 2020, ho iniziato a lavorare alle 7.30 del mattino e finito all’1.30 di notte (potete vedere l’ora nella email, un messaggio l’ho mandato a mezzanotte e mezza, ma poi ho continuato a lavorare).

E fin qui, ormai ci sono abituata e non mi lamento.


Il problema è quello che ho dovuto constatare ieri, nell’ordine:


Ore 7.30 – una libreria “femminista” a cui abbiamo proposto i nostri calendari, nonostante venda calendari, agende, libri, ecc. di altre aziende/associazioni femministe, ha rifiutato il nostro perché aveva “sfumature in direzioni” diverse da quelli da loro supportati. Un calendario che racconta la storia di 12 grandi donne, ha “sfumature” di femminismo non gradite da una libreria “femminista”.

Ore 22.43 – Un’artista a cui avevamo offerto la possibilità di partecipare alla nostra mostra per sensibilizzare contro la violenza sulle donne, del 25 novembre, che avrebbe ricevuto una grandissima visibilità gratuita grazie a noi, poiché vogliamo supportare le artiste donne, si è “indignata” per il fatto che volessimo raccogliere donazioni FACOLTATIVE (per ora raccolto ZERO) per sostenere i nostri progetti, insinuando che la stessimo sfruttando per una cosa “forse illegale” a suo dire.

Ore 00.30 – Un’illustratrice che si era offerta di aiutarci per fare le immagini del nostro sito a titolo gratuito, che poi non ha fatto perché, oltre a lei, avevamo anche altre ragazze che ci aiutano e lei si è offesa, ci ha minacciato di denunciarci perché un’altra disegnatrice ha fatto l’immagine seguendo esattamente le mie direttive, così come lei aveva fatto nella bozza che ci aveva mandato ma che non ha mai completato.

Tre casi diversi. Tre “pseudo-femministe” che ci boicottano, che ci minacciano, che ci denigrano.

 

Il tutto per cosa? 

Sinceramente non lo so.

 

Alle titolari della libreria davano fastidio le nostre “sfumature di direzione di femminismo”.

 

All’artista dava fastidio che raccogliessimo donazioni per portare avanti i nostri progetti.

 

All’illustratrice dava fastidio che io abbia dato da fare un’immagine seguendo le mie direzione ad un’altra illustratrice.

 

Sapete cosa ci vedo io in tutto questo?

Egocentrismo, invidia, egoismo.

 

La totale mancanza di coesione, di senso di collaborazione, di sorellanza.

 

Il fine ultimo non è aiutare una donna (o una community di donne) affinché possano aiutare tutte le donne, in un progetto inclusivo, di ampia portata. No, il fine ultimo è portare avanti i propri interessi, lasciando indietro ciò che non ci fa comodo, boicottandolo.

 

Questo, mi dispiace dirlo, non è femminismo.

 

Questo è l’anti-femminismo.

 

Qualsiasi progetto a favore delle donne che venga boicottato e non supportato è un fallimento per il vero femminismo.

 

E questi, purtroppo, non sono casi isolati.

 

Ci sono successe più e più volte azioni di boicottaggio da parte di gruppi femministi con qualsiasi insensata accusa.

 

Lo ribadisco: Donne, se vogliamo vincere la guerra contro il maschilismo, se vogliamo ottenere più diritti e guadagnare il rispetto e le opportunità che ci meritiamo, dobbiamo unirci e sostenerci a vicenda, non farci la guerra.

 

Abbiamo qualche punto di vista diverso? Sì, è normale e giusto che ci sia.

 

Accettiamo le differenze con rispetto, con un atteggiamento di confronto costruttivo e andiamo avanti insieme per raggiungere gli obiettivi importanti che ci accomunano.

 

Se non impariamo a fare questo, non vinceremo mai.

Ihaveavoice si impegna tutti i giorni nella lotta contro le violenze e le disparità di genere, per creare un mondo migliore.

Sostienici con una donazione, anche la più piccola può fare la differenza!

5 commenti su “Il fallimento di (un certo) femminismo”

  1. In questo momento mi sembra poco opportuno criticare l’artista che si rifiuta di appoggiare la vostra raccolta fondi o l’illustratrice che non ha concluso la collaborazione, sempre a titolo gratuito. Lo sarebbe anche in altri tempi, ora più che mai.
    Le motivazioni possono essere molte, il verbale è solo una parte delle vere ragioni a volte.
    E non trovo corretta l’affermazione Raccolto Zero finora perché molte come me hanno fatto piccole donazioni volontarie.

    1. Ciao Elisabetta,

      come prima cosa ti spiego la parte delle donazioni: non si intendeva 0 donazioni in generale, di quelle qualcuna c’è (poche ma arrivano), in intendevano sponsor legati all’evento, che è stato un lavoro infinito, anche con costi, per cui lo considero come cosa da gestire a parte.

      Per l’artista: lei usa il nostro lavoro per pubblicizzare sé stessa e le sue opere (ricordiamo che uno dei punti di Ihaveavoice è proprio quello di promuovere le artiste donne ed aiutarle ad emergere), ma si rifiuta che noi chiediamo ai nostri follerwers donazioni? Cioè, non abbiamo chiesto a lei i soldi (cosa che peraltro, soprattutto con gli artisti emergenti, si fa), ma li avremmo chiesti ai nostri followers (come sempre facciamo sotto i nostri post, peraltro), quindi per quale motivo opporsi? Per quale motivo boicottare la nostra raccolta fondi? A che pro?

      Per l’illustratrice: non ci siamo lamentati che lei abbia cambiato idea sul fatto di aiutarci (è volontariato, è successo 1000 volte), ci siamo lamentate del fatto che, dopo che lei si è rifiutata, noi ovviamente abbiamo chiesto ad altre di portare avanti la mia idea di immagine e lei ci ha minacciato di denunciarci perchè secondo lei, avendo fatto la prima stesura della bozza seguendo le mie specifiche indicazioni, i diritti d’autore andassero a lei! Non so se capisci l’assurdità di tale cosa: idea mia, lei ha iniziato la bozza, poi si rifiuta di finirla, io dico la mia idea ad un’altra illustratrice che ovviamente la fa, e la prima ci minaccia di denunciarci!
      Anche se fosse stato un lavoro a pagamento sarebbe stato assurdo, figuriamoci un lavoro di volontariato!

      Tutto ciò per dire che capita che le donne, invece di sostenersi (es. artista perché doveva boicottare la nostra raccolta fondi? che le andava in tasca? – illustratrice perchè ci minaccia di denuncia? Peraltro una denuncia assurda per cui non sussisteva minimamente nessuna mancanza da parte nostra), si boicottano senza alcun motivo.

      L’artista poteva essere felice della nostra raccolta fondi, che ci avrebbe permesso di promuovere di più il lavoro di tutte le artiste (non avendo raccolto fondi, non è stato possibile) e l’illustratice doveva semplicemente accettare il fatto che abbiamo chiesto ad un’altra illustratrice di fare l’immagine che lei non ha voluto completare, secondo le mie direttive, non poteva assolutamente dire niente a riguardo, era un nostro sacrosanto diritto e basta!

      Spero ora di aver spiegato meglio il senso del post! 🙂

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