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La crisi dei trent’anni per le donne

le donne si rivolgono alla psicoterapia più degli uomini.

Dai dati dei pazienti in psicoterapia al Centro Medico Santagostino, si nota che la maggior parte di coloro che hanno prenotato una consulenza psicologica, negli ultimi 5 anni, sono donne tra i 25 e i 35 anni


Il picco è raggiunto dalle donne di 30 anni esatti. 


Quest’età rappresenta uno snodo cruciale, in cui si affronta una crisi vitale: il passaggio all’essere adulti, che comporta scelte difficili e compiti di sviluppo importanti. 


In particolare: 


– doversi affermare economicamente


– stabilire definitivamente la propria indipendenza dalla famiglia d’origine


– trovare un partner stabile e decidere se avere una famiglia e dei figli (e in molti casi elaborare il fatto di non poterli avere, per diverse ragioni);


– assumersi le proprie responsabilità sapendo che dopo sarà difficile tirarsi indietro (comprare casa, sposarsi, avere figli);


Intorno ai trent’anni si inizia a percepire la sensazione di non avere più tempo, di dover scegliere bene e non fare “errori”. 


Tutti questi temi dovrebbero essere comuni sia per le donne che per gli uomini, allora perché sono le donne a ricorrere molto di più alla psicoterapia?


Le donne, per certi versi, hanno più limitazioni e problemi da tener conto: 


– mettere su famiglia per molte donne significa abbandonare ambizioni di carriera; 


– l’orologio biologico e la pressione della società ad aver figli;


– la pressione per l’aspetto fisico e la giovinezza (dopo una certa età ci si può sentire più brutte e non desiderabili).


Inoltre c’è una componente molto forte dell’idea patriarcale: le donne sono deboli ed emotive e gli devono uomini forti, per cui non è permesso loro di provare “emozioni”.


Questo comporta due cose: da un lato la donna si auto-incolpa, ritiene che la sua sofferenza sia dovuta a sé stessa e cerca aiuto nella psicanalisi.


Dall’altra parte, invece, agli uomini si insegna a tenere tutto dentro, altrimenti sono considerati deboli, si insegna a puntare ai soldi e allo status, e si tende a reprimere completamente la componente emotiva.


Così gli uomini sono incapaci di gestire le proprie emozioni e ciò spesso comporta di riflesso problemi relazionali per cui le donne soffrono. 


Così in terapia ci finiscono le donne per l’incapacità di gestire le relazioni con degli uomini che non hanno un’educazione sentimentale sana.


È importante dare un’educazione emotiva ad entrambi i sessi, fin da giovani, a scuola, per evitare di diventare adulti ingabbiati e irrisolti: creare consapevolezza sentimentale e rispetto al prossimo.


Inoltre, è importante sradicare la cultura fondata sul machismo e sull’arrivismo (potere e denaro), e aiutare l’individuo a realizzarsi personalmente e affettivamente ancor prima di economicamente. 


La felicità e l’equilibrio personale si fondano innanzitutto sull’amor proprio e sulla qualità delle relazioni, in secondo luogo sull’entità degli stipendi. Oltre, ovviamente, a spazzare via tutte le pressioni sociali basati sul ruolo, sull’aspetto fisico, sullo status, sulla famiglia, ecc.


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