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L’intervista alle vittime di Alberto Genovese a Non è l’Arena

A Non è l'Arena di Massimo Giletti l'intervista alle vittime dello stupro e il ghigno di Alberto Genovese.

L’intervista alle vittime dello stupro di Alberto Genovese a Non è l’Arena: la faccia col ghigno beffardo di colui che ha stuprato selvaggiamente decine di donne, proiettata in grande, davanti alle vittime di quegli abominevoli stupri.

 

Le domande, inopportune, sul perché eri là, perché hai bevuto, perché hai preso la droga, con quasi un implicito “te la sei cercata”. 

 

Il paternalismo sul “certe cose non si fanno, certi luoghi vanno evitati”.

 

E poi le vittime, fragili, martoriate dal trauma che si porteranno dentro probabilmente a vita, a sentirsi ulteriormente giudicate e messe sotto una quasi sottintesa accusa. Incalzate con richieste di particolari sempre più intimi, cercando di far emergere sempre più quel trauma. Senza empatia, senza considerazione della sofferenza e della drammaticità di quei racconti.

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La colpevolizzazione delle vittime in televisione:

Questo lo scempio avvenuto ancora una volta in televisione, nel programma Non è l’Arena di Massimo Giletti, davanti a milioni di italiani che probabilmente non vedono l’ora di puntare il dito contro la donna che ha osato uscire, andare ad una festa, divertirsi, bere, prendere sostanze stupefacenti.

 

Quello stesso dito che non viene mai puntato contro l’uomo che invece ha tutto il diritto di andare alle feste, di divertirsi, di bere, di drogarsi e, perché no, stuprare, perché tanto la colpa è della donna che non è rimasta a casa, mica di lui che non ha saputo rispettarla.

 

Ecco che questa mentalità misogina, che porta a stuprare e ad uccidere le donne, considerate come oggetti a disposizione dell’uomo, viene indirettamente validata di fronte a milioni di spettatori in televisione.

 

Il tutto condito dalla mercificazione della morbosità, dai dati auditel come unico obiettivo, anche a discapito della tutela delle vittime, del riguardo del loro dolore, del rispetto del loro trauma. 

 

Uno stupro non è un gioco per alzare gli ascolti in televisione.

 

La causa dello stupro non è sul perché la donna era a quella festa. La causa dello stupro è sul perché quell’uomo ha stuprato.

 

Diciamo no a queste narrazioni tossiche. Basta colpevolizzare le donne. Smettiamo di giustificare stupratori o assassini.

 

Non possiamo più accettarlo.

 

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