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“Baby influencer”: le prove e altre minacce

I genitori delle "baby influencer" continuano a mentire e minacciare: ecco le prove

Dopo le minacce, è arrivata la madre a dirci che abbiamo inventato tutto per lucrare su sua figlia, il padre ha continuato a minacciarci e insultarci nei messaggi privati e sono arrivati anche i loro amici a mandarci i messaggi vocali dicendo che abbiamo “mistificato” la realtà. Quindi, visto che abbiamo solo riportato i fatti, ecco gli screenshot di tutto quello che è successo.

 

Il primo ottobre 2020, una ragazza mi ha segnalato il suo profilo perché lo aveva trovato in una pagina femminista che denunciava le foto sessualizzate della bambina. Sono andata a vederlo ed ero rimasta sconvolta non solo dalle foto, ma anche dai commenti che c’erano sotto, da parte di uomini provenienti da ogni parte del mondo, con intenzioni sicuramente non innocenti.

 

All’epoca mi erano state segnalate altre situazioni di questo tipo, ma poi tra le tantissime cose che avevo da fare, non ero riuscita a parlarne. Avevo fatto solo qualche screenshot per commentarlo con la ragazza che me lo aveva segnalato, ed ero già nauseata dalle poche foto che avevo guardato, ma sicuramente c’era altro materiale altamente discutibile.

 

La bambina in questione ai tempi dei miei screenshot aveva 3 anni, io purtroppo mi ero confusa con le altre segnalazioni che avevo ricevuto, quindi rettifico: la bambina ha 3 anni, non 6.

 

Il profilo era pubblico e c’era scritto chiaramente che erano disponibili per collaborazioni, tant’è vero che sotto ogni foto c’erano gli hashtag: #babymodel #model #littlemodel #kidsmodel #kidsfashion #kidsmodelagency #agenziabambini #nuovivolti #castingfilm

 

Praticamente i genitori volevano far diventare la figlia una modella e cercavano l’attenzione delle agenzie di modelle attraverso il profilo Instagram, utilizzando gli hashtag del settore.

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Dopo il post di denuncia della pagina femminista, il loro profilo è stato preso di mira da tantissime persone che lo hanno segnalato e probabilmente hanno commentato sotto i post facendo notare che quelle foto erano troppo ammiccanti per una bambina. In una foto addirittura la bimba era messa in posa con un costumino striminzito e con le mutandine leggermente abbassate, e infatti sotto c’era il commento di un uomo che aveva scritto “hot” che vuol dire sexy/arrapante in inglese.

 

Presumo che dopo le segnalazioni indignate delle varie persone, abbiano cancellato diverse foto e commenti e abbiano chiuso la privacy del profilo. Tuttavia è palese, dall’utilizzo degli hashtag, che la pagina fosse aperta e che venisse utilizzata proprio allo scopo di attirare l’attenzione delle agenzie di modelle.

 

Ed è altrettanto palese che certe foto attirassero l’attenzione di persone con interessi non innocui, che commentavano e mettevano i like alle foto.

E, non credo sia necessario dirlo, ma meglio comunque ribadirlo, dai messaggi intercorsi con la persona che mi aveva segnalato la questione, è altrettanto evidente che il mio interesse nei confronti di questa faccenda sia sempre e solo stato la tutela di questa bambina, che poteva essere facile preda di pedofili online.

 

Quindi non ho né mistificato la realtà, né tanto meno utilizzato le sue foto allo scopo di guadagnare, visto comunque che Ihaveavoice è un’associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivo contrastare pedofilia e violenza contro le donne.

 

Ci siamo occupate moltissime volte di pedofilia e di adescamento minorile online, e se ci sono genitori che non sanno o che non capiscono quanto possa essere pericoloso mettere certe foto sui social network, è bene farglielo capire.

 

E dopo aver chiarito questo, vi facciamo vedere di come il padre stia continuando con le sue minacce. Ha trovato il mio nome e cognome (coperto in rosa) e ha ben pensato di insultarmi con un po’ di slut shaming e body shaming, sulla base di mie presunte foto “porno” che non si sa bene dove le abbia viste…

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Trovate i vecchi articoli su cosa era successo QUI (“Baby influencer sexy”: ecco i social) e QUI (Minacce e insulti dai genitori delle “Baby influencer”)

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