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Giornalismo tossico

le narrazioni tossiche delle principali testate italiane sul femminicidio di carignano.

“Lui pensava solo al lavoro e lei aveva deciso di lasciarlo” – La Repubblica

 

“Lui gran lavoratore, viveva per la famiglia… una persona tranquilla, sempre attenta e gentile. Lei euforica.” – Corriere della Sera

 

Questi sono i titoli e gli articoli di alcuni dei più importanti quotidiani in Italia relativi al pluriomicidio di Carignano, Torino.

 

Insomma, lui un brav’uomo e lei una poco di buono “euforica” che lo lascia per un altro.

 

Peccato che lui sia un pluriomicida che ha sterminato la sua famiglia, moglie e bimbo di 2 anni, compreso il cane e la figlia in fin di vita in ospedale.

 

“È stato un raptus”, hanno scritto. Peccato che questo “raptus” è durato un bel po’, visto che gli stessi giornali scrivono che la pistola usata per ucciderli lui l’aveva comprata a fine ottobre e l’ha usata quasi due settimane dopo. E prima di compiere il terribile gesto ha chiamato il fratello per dirglielo.

 

E per chi dice: “Eh, ma questi sono i fatti, questa è la dichiarazione della vicina, cosa dovevano scrivere?”

No, questi non sono i fatti, questa è una precisa scelta di rappresentare un fatto in un determinato modo. Nessuno li ha costretti di scrivere le opinioni della vicina.

 

Un uomo che lucidamente compra una pistola per sterminare la sua intera famiglia, evidentemente non è il brav’uomo che vogliono dipingere.

E questa narrazione tossica, che colpevolizza la vittima, facendo passare il colpevole come vittima morale, non rimane là, sulla carta, ma si instilla nella mentalità della gente.

 

Ed eccoli i commenti, da parte anche di molte donne, che se la prendono con lei.

Lei, “la poco di buono che lo voleva lasciare”.

Addirittura una donna dice: “Magari aver avuto un marito lavoratore come lui”, forse dimenticandosi che lui ha sterminato una famiglia intera.

 

Ed infine, proliferano le pagine social di misogini, che vittimizzano gli uomini, li giustificano per i loro gesti atroci, colpevolizzando sempre le donne.

 

Pagine che scrivono: “Non era possesso, era disperazione”. Peccato che il non accettare di essere lasciati dalla propria moglie, sia proprio indice di quel senso di possesso dell’uomo sulla vita della donna.

 

E no, non è amore tradito, è la cultura patriarcale all’apice della sua gravità.

 

Ecco perché i giornalisti che scrivono queste cose devono essere puniti dall’Ordine dei Giornalisti.

 

Ecco perché queste pagine misogine devono essere chiuse.

 

Perché se i femminicidi non si fermano è anche a causa di questa cultura patriarcale tossica che pervade la società.

 

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