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Jacinda Ardern: la donna dei prodigi

Lei è Jacinda Arden, la donna dei prodigi.

Il suo volto è stato in tutti i quotidiani più importanti del mondo, per quello che è riuscita a fare per contrastare il Coronavirus, e non solo.
 
Jacinda Ardern, a capo del governo neozelandese, ha ricevuto un lungo articolo di lodi dal Washington Post, per il suo operato: “Non sta solo appiattendo la curva dei contagi, ma la sta schiacciando”.
 

La Nuova Zelanda come esempio 

Tutto il mondo guarda alla Nuova Zelanda come modello virtuoso nella lotta all’emergenza Coronavirus. Dopo due settimane di restrizioni, infatti, il Paese è stato tra i primi a far registrare non solo un sensibile calo del numero dei casi positivi al Covid-19, ma anche uno dei tassi di letalità più bassi. Merito di una strategia che invece di contenere il nuovo virus ha puntato alla sua eliminazione.
 
La prima ministra non ha aspettato che la situazione degenerasse, ma ha istituito la quarantena nonostante la Nuova Zelanda non fosse ancora in emergenza Coronavirus. Questo ha permesso di gestire con maggior controllo il nuovo virus ed evitarne così la propagazione, scongiurando l’emergenza.
 
Non solo, la premier neozelandese ha anche diminuito del 20 percento il suo stipendio e quello di tutti i politici e amministratori delegati delle aziende pubbliche, per sei mesi, per mostrare solidarietà nei confronti della comunità di fronte alla pandemia. In un discorso alla nazione ha detto: “Se c’è mai stato un momento per colmare il divario sociale in Nuova Zelanda, quel momento è adesso”.
 
Ma questo non è l’unico prodigio che è riuscita a fare.
 

L’ascesa politica

Nata il 26 luglio del 1980, è fra i leader più giovani al mondo ed è al governo dalla fine del 2017. Entrata in parlamento già nel 2008, nello stesso anno fu eletta anche presidente dell’Internazionale dei Giovani Socialisti. È la seconda donna premier laburista in Nuova Zelanda, dopo Helen Clark, e la terza in assoluto (la prima, Jenny Shipley, era del Partito Nazionale di centrodestra, aveva sostituito nel 1997 il precedente premier senza elezioni).
 
Nell’estate del 2017 viene scelta per la guida del partito laburista, in caduta libera nei sondaggi, e ha avuto un tale effetto rivitalizzante che si parlò allora di Ardernmania: in pochi mesi il partito recuperò 14 seggi nelle urne.
È cresciuta in una comunità di mormoni da cui si è allontanata nel 2005. Era infatti una Chiesa troppo lontana dalle sue convinzioni socialdemocratiche, progressiste, a favore delle nozze gay ed oggi si dichiara agnostica.
Si è sempre distinta per le sue idee di inclusività, parlando a New York di “gentilezza” e di “coesione globale”.
 
Gestì in modo impeccabile anche la strage di Christchurch, la più grande crisi che il suo Paese abbia mai attraversato con la forza e i gesti di una vera leader.
 
Un estremista aveva aperto il fuoco in due moschee, uccidendo cinquanta persone per fare pubblicità a sé e alle sue idee anti-islamiche.
 
Jacinda ha dato tutto il suo sostegno alla comunità musulmana ed è riuscita ad impedire che quest’uomo raggiungesse la fama dopo un gesto tanto spregevole. In parlamento giurò che non avrebbe pronunciato il nome dell’assalitore: “È un terrorista, un criminale, un estremista, ma quando parlo di lui resterà senza nome, e imploro gli altri: pronunciate i nomi di coloro che abbiamo perduto invece del nome dell’uomo che li ha uccisi. 
Forse cercava la notorietà ma in Nuova Zelanda non gli daremo nulla, neppure il suo nome”.
 
Jacinda ha anche dichiarato che le leggi sulle armi in Nuova Zelanda sarebbero cambiate, promettendo la messa al bando delle armi semiautomatiche, per prevenire altri atti di violenza.
 
Inoltre, si è dimostrata rispettosa verso le comunità di minoranza del suo Paese, non solo come quella islamica, ma anche verso quella degli indigeni Maori, per cui si era distinta per i suoi atti di riconciliazione.
 
Una donna assertiva e risoluta, una madre e una vera leader, che ha fatto dell’inclusione e del rispetto i suoi cavalli di battaglia.
 
Jacinda Ardern, l’influencer che vorrei.

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