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Avevano 13 e 15 anni, sgozzati dal padre per vendicarsi dell’ex moglie

Provincia di Padova: uccide i suoi figli a coltellate, era già stato segnalato alle forze dell'ordine dall'ex moglie.

Una tragedia annunciata, poiché la donna, Roberta Calzarotto, madre dei due ragazzi, aveva denunciato più volte ai carabinieri l’ex marito Alessandro Pontin, 49enne di Trebaseleghe in provincia di Padova.

 

Aveva segnalato i suoi comportamenti aggressivi, lui non pagava il mantenimento dei figli, e la notte del 20 dicembre, mentre i suoi figli Pietro e Francesca dormivano a casa sua, li ha sorpresi nel sonno con un coltello, loro hanno tentato invano la fuga, ma l’uomo, implacabile, li ha raggiunti e li ha accoltellati fino alla morte, per poi suicidarsi, accoltellandosi alla giugulare.

 

Un duplice omicidio premeditato per vendicarsi dell’ex moglie, con cui era separato da 5 anni. Prima di togliersi la vita, infatti, aveva lasciato un biglietto: «Voglio essere cremato, spargete le mie ceneri». 

 

La donna, dopo la tragedia, ha dichiarato: “Gli atteggiamenti che io ritenevo aggressivi non bastavano alle forze dell’ordine. Evidentemente noi donne dobbiamo avere il volto insanguinato per essere credute.” 

 

Due giovani vite spezzate, una madre e la sua famiglia distrutte e viene da chiedersi: era possibile evitarlo?

 

Perchè in questi casi non si può intervenire?:

Perché, nonostante le varie segnalazioni della donna, non è stato fatto niente? 

 

Capisco che non si possa incriminare una persona prima che commetta un reato, ma bisogna veramente aspettare che ci sia un morto prima di fare qualcosa?

 

Non è possibile affidare le persone che dimostrano comportamenti pericolosi a degli esperti psicologi che possano quanto meno fargli fare un percorso per la gestione della rabbia e aiutarli a superare le problematiche emotive e comportamentali?

 

E soprattutto, se uno dei genitori viene più volte segnalato alle forze dell’ordine per comportamenti aggressivi, perché i figli sono comunque mandati a passare il weekend in casa di tale genitore?

 

Non è la prima volta che i figli sono ammazzati proprio dal padre nonostante la madre lo avesse più volte denunciato. 

 

La cosiddetta PAS (sindrome da alienazione parentale) obbliga i figli a passare del tempo con entrambi i genitori, adducendo il “diritto alla bigenitorialità”, a pena di sanzioni, risarcimenti, inversione del collocamento dei figli e addirittura all’affidamento esclusivo al genitore “alienato” se l’altro genitore cerca di impedire le visite dei figli stabilite dal Giudice.

 

Tutto questo è davvero nell’interesse dei figli? E se, come in questo caso, uno dei genitori si dimostra pericoloso, cosa succede?

 

Le denunce dovrebbero essere prese in considerazione, non ci si può affidare alla fortuna. Se una separazione si dimostra complessa, devono intervenire i servizi sociali, chi ha comportamenti pericolosi deve essere controllato e seguito, e soprattutto, se un genitore si dimostra aggressivo, deve essere allontanato dai figli, senza se e senza ma. Gli si fa fare un percorso educativo e poi, se ritenuto idoneo dagli esperti, verrà reintegrato nella vita del figlio.

 

È ora di prendere serie misure per contrastare la violenza familiare, è ora di tutelare le donne e i figli.

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